Quest’estate, con il Clan, siamo andati in Val Borbera seguendo il Sentiero dei Ribelli. Volevamo una route di Strada e di Servizio – potremmo definirla qui una Route Sociale – che ci permettesse di incontrare più persone possibili, condividere con loro un pezzo di quotidianità e tornare a vivere davvero la Strada.
Camminare, come sempre, ha fatto la differenza: il modo in cui ci muoviamo cambia il modo in cui vediamo le cose. Essere in una valle non così diversa dalla nostra ci ha permesso di vivere quel giusto equilibrio tra presenza umana e natura, conoscere i nomi delle persone, fermarci a parlare, stare davvero al loro fianco e, allo stesso tempo, risalire torrenti e godere di viste mozzafiato sulle vallate appenniniche.
Abbiamo condiviso cibo e case con chi ci ha ospitato, imbottigliato vino, riscoperto e ripulito piccole storie chiuse dentro case pericolanti perchè potessero diventare un piccolo museo. Abbiamo parlato di comunità, di partire e di restare, di cosa significhi costruire il proprio posto nel mondo e dare una direzione alla propria vita.
Durante il cammino abbiamo creato un vero e proprio dizionario dell’errore: ogni giorno ci siamo fermati a rileggere e raccontare i nostri sbagli, piccoli o grandi che fossero — ma sempre veri, vivi e tangibili. La differenza rispetto a un dizionario tradizionale è che il nostro è in continuo cambiamento: evolve, fa sintesi del passato e prova a costruire il futuro. Abbiamo scoperto, al contrario rispetto a quello che oggi tutti dicono, che sull’errore si può costruire: è l’esperienza stessa che ci permette di rileggere ciò che è successo e trasformarlo in qualcosa di nuovo.
È stata una route fatta di incontri, di cose semplici, di errori e tentativi. Una strada che ci ha ricordato che essere ribelli, a volte, significa solo avere il coraggio di fare un passo in più.
