Il percorso della nostra Comunità Capi è ripreso quest’anno con alcune domande che mettono al centro la nostra umanità e il nostro saper desiderare: di cosa ho sete? Quali passi posso compiere perché questo desiderio diventi dono per qualcuno?

Per farlo ci siamo domandati quale fosse il tesoro della nostra vita (Mt 6, 19-23), immaginando di poterlo mettere su una bilancia. Abbiamo provato a mettere sul piatto quei frammenti della nostra vita che sbilanciano il nostro cuore e che, quando riletti alla luce della Parola e delle parole spese in Comunità, ci orientano verso strade autentiche, di scelte che sanno di Verità. 
In questo sguardo verso la nostra umanità, ci rendiamo conto di quanto sia fondamentale saper dare un nome alle proprie emozioni, capire come poterle vivere e  come progettare mentre le attraversiamo. Quando le accogliamo senza esserne travolti, esse diventano un moto verso i nostri desideri, un’energia che ci aiuta a progettare la strada con chiarezza e creatività.

Dove riusciamo a intravedere le emozioni nella nostra quotidianità? Ogni giorno viviamo luoghi, incontriamo persone, ma c’è qualcosa che ci permette di andare oltre la semplice routine e di dare sapore alla nostra vita? Ce lo siamo chiesti perché sappiamo che le vite di tutti noi, fatte di tempi incalzanti ma anche di tempi liberati, hanno necessità di incontri, di relazioni, di gesti semplici che possano darci sapore proprio come può fare il sale. Esso racconta che c’è una grande differenza tra sopravvivere e vivere, tra adattarsi e costruire una vita che valga la pena di essere vissuta. Insieme al sale, però, vogliamo aggiungere un altro ingrediente: il pepe, che rappresenta le relazioni presenti nelle nostre giornate che ci “tengono in movimento” tramite domande autentiche sugli uomini e le donne che vogliamo essere e ci permettono così di rispondere alla nostra Vocazione. 

Certo che non è sufficiente intravedere un desiderio per la propria vita per riuscire a realizzarlo. E’ necessario anche rimanere connessi a sé e al proprio desiderare e, nel farlo, rimanere connessi agli altri. Questo chiede di fermarsi, di riuscire a metterci in discussione, di lasciare spazio a quella domanda che interroga la nostra umanità profonda e le nostre relazioni: cosa desidero per me? Cosa desidero nelle mie relazioni con gli altri? 
Questo cammino di ricerca aspira a un equilibrio tra lo sguardo verso di sé e lo sguardo verso l’altro, ci chiede un tempo di Verità e di consapevolezza rispetto al nostro modo di attraversare relazioni e spazi, per arrivare a una sintesi che ci permetta sempre di più di restare umani e mettere a fuoco ciò che siamo e desideriamo.

Buona Quaresima, tempo per fare Verità in noi stessi.