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“Passai vicino a te e dissi: vivi!” Desiderio, alleanza e la rivoluzione del quotidiano

La Comunità Capi quest’anno ha proposto alla comunità, vissuto e attraversato un percorso di dialogo e confronto che ha messo al centro due parole semplici e potenti, che sempre di più nella nostra quotidianità hanno bisogno di essere rinnovate: desiderio e rivoluzione. Non come velleità, ma come bussola.

Il prof. Domenico Simeone ha aperto la riflessione con una provocazione: educare al desiderio significa prima di tutto imparare a desiderare noi stessi - non qualunque cosa, ma ciò che vale la pena progettare. La vita non si subisce, si abita.

Don Gianni Marmorini ha approfondito questa intuizione ricordandoci che Dio non chiede sacrifici, ma vita piena. «Misericordia io voglio, non sacrifici»: un invito a rovesciare l’idea di una fede fatta di rinunce, e a riscoprirla come energia che trabocca verso gli altri.

Il prof. Diego Mesa ha allargato lo sguardo: le comunità educanti e generative nascono quando persone diverse scelgono di mettere in gioco pensieri e idee, lavorando nel concreto per trasformare l’intreccio dei propri desideri in progetti condivisi. Non bastano le buone intenzioni: serve scegliere di esserci, insieme, prendendosi la responsabilità piena di chi si è e di chi si vuole diventare.

La biblista Rosanna Virgili ha chiuso il cerchio parlando di Alleanza - quella tra Dio e l’uomo, che non è contratto ma presenza e che deve necessariamente essere vissuta tra gli esseri umani perché divenga vera e tangibile. «Passai vicino a te e dissi: vivi!» Nessuno cresce da solo. Avere un alleato non è debolezza, è la condizione stessa del vivere.

Questo percorso non è rimasto dentro le mura della Comunità Capi. Per la prima volta abbiamo scelto di portarlo anche nella quotidianità delle nostre branche, nel rapporto con i genitori e nelle serate di turno al bar dell’oratorio: perché la riflessione diventi vita condivisa, perché le famiglie siano alleate e non semplici destinatarie, perché la comunità educante non sia un’idea bella, ma un modo concreto di stare insieme.

Cosa ci portiamo a casa? Che il nostro ruolo - come capi, come comunità, come persone - non è straordinario nel senso dello spettacolare. È straordinario nel senso del quotidiano vissuto con intenzione. Scegliere ogni giorno di essere corresponsabili, di aiutare chi ci sta accanto a progettare la propria vita, di non tirarsi fuori - questo è, a tutti gli effetti, un atto rivoluzionario.

La rivoluzione non inizia altrove. Inizia qui.

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Ultima modifica: 25 Giugno 2026

Restare umani: dalla disperazione alla speranza

Per la Comunità Capi la celebrazione della Pasqua di quest’anno è stata l’occasione per un’autentica resurrezione personale: un cammino che dalla disperazione, ossia l’esperienza che nella vita di tutti i giorni è facile adattarsi a situazioni, dinamiche, relazioni che ci immobilizzano, senza farci crescere, alla speranza, ossia la possibilità di sognare una vita diversa, perché abbondante e autentica. Andare nel mondo essendo portatori di tale speranza significa decidere di essere delle persone luminose, tanto luminose da dar fastidio, perché, non essendo indifferenti, si sceglie di fare la differenza: è una strada da percorrere, non un punto di arrivo, costituita da scelte concrete e quotidiane. “Io sono la luce del mondo” afferma Gesù nel vangelo di Giovanni (8, 12), noi ci siamo chiesti e a voi chiediamo dunque: per che cosa ti senti di essere portatore di luce nella tua vita ed in quella degli altri?

Per arrivare a domandarci questo siamo partiti ad inizio Quaresima col riconoscere e dare un nome alle fratture che costituiscono le tessere del mosaico della nostra vita. Le fratture sono tutti quegli aspetti della nostra persona che, a volte in sintonia ed a volte in contrasto, ci fanno percepire intimamente divisi. É proprio tra quelle fratture che abbiamo la possibilità di far entrare l’altro, creando dei progetti, costituiti da nomi, momenti e movimenti concreti, che ci permettano di avvicinare e intrecciare le nostre fratture, essendo fedeli a noi stessi e alle nostre promesse. Questa prospettiva si costruisce partendo dalla consapevolezza che siamo strettamente connessi tra noi, nonostante le marcate diversità che ci contraddistinguono come individui, ma che ci permettono di arricchirci vicendevolmente, per formare una comunità in essa variegata e per essa solidale. Per arrivare a darci una risposta all’interrogativo di partenza siamo infine giunti alla conclusione del periodo pasquale a dare fisicamente forma alla rete di relazioni che caratterizza il nostro vivere comune intessendo la speranza, i tradimenti, le omissioni che ci legano gli uni agli altri secondo un rapporto profondamente umano che parla tanto di fragilità quanto di desideri. La speranza si trasforma quindi in un filo verde che unisce due persone, un’intenzione, sostenuta e motivata da ragioni vere, dall’umanità dell’altro verso la quale scegliamo di muoverci attivamente.

Buona Pentecoste, ovvero il sogno (molto concreto) di una vita diversa.

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Ultima modifica: 25 Giugno 2026

Restare umani: gli ingredienti di un desiderio

Il percorso della nostra Comunità Capi è ripreso quest’anno con alcune domande che mettono al centro la nostra umanità e il nostro saper desiderare: di cosa ho sete? Quali passi posso compiere perché questo desiderio diventi dono per qualcuno?

Per farlo ci siamo domandati quale fosse il tesoro della nostra vita (Mt 6, 19-23), immaginando di poterlo mettere su una bilancia. Abbiamo provato a mettere sul piatto quei frammenti della nostra vita che sbilanciano il nostro cuore e che, quando riletti alla luce della Parola e delle parole spese in Comunità, ci orientano verso strade autentiche, di scelte che sanno di Verità. 
In questo sguardo verso la nostra umanità, ci rendiamo conto di quanto sia fondamentale saper dare un nome alle proprie emozioni, capire come poterle vivere e  come progettare mentre le attraversiamo. Quando le accogliamo senza esserne travolti, esse diventano un moto verso i nostri desideri, un’energia che ci aiuta a progettare la strada con chiarezza e creatività.

Dove riusciamo a intravedere le emozioni nella nostra quotidianità? Ogni giorno viviamo luoghi, incontriamo persone, ma c’è qualcosa che ci permette di andare oltre la semplice routine e di dare sapore alla nostra vita? Ce lo siamo chiesti perché sappiamo che le vite di tutti noi, fatte di tempi incalzanti ma anche di tempi liberati, hanno necessità di incontri, di relazioni, di gesti semplici che possano darci sapore proprio come può fare il sale. Esso racconta che c’è una grande differenza tra sopravvivere e vivere, tra adattarsi e costruire una vita che valga la pena di essere vissuta. Insieme al sale, però, vogliamo aggiungere un altro ingrediente: il pepe, che rappresenta le relazioni presenti nelle nostre giornate che ci “tengono in movimento” tramite domande autentiche sugli uomini e le donne che vogliamo essere e ci permettono così di rispondere alla nostra Vocazione. 

Certo che non è sufficiente intravedere un desiderio per la propria vita per riuscire a realizzarlo. E’ necessario anche rimanere connessi a sé e al proprio desiderare e, nel farlo, rimanere connessi agli altri. Questo chiede di fermarsi, di riuscire a metterci in discussione, di lasciare spazio a quella domanda che interroga la nostra umanità profonda e le nostre relazioni: cosa desidero per me? Cosa desidero nelle mie relazioni con gli altri? 
Questo cammino di ricerca aspira a un equilibrio tra lo sguardo verso di sé e lo sguardo verso l’altro, ci chiede un tempo di Verità e di consapevolezza rispetto al nostro modo di attraversare relazioni e spazi, per arrivare a una sintesi che ci permetta sempre di più di restare umani e mettere a fuoco ciò che siamo e desideriamo.

Buona Quaresima, tempo per fare Verità in noi stessi.

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Ultima modifica: 23 Marzo 2026

Restare umani: il desiderio che ci rende comunità

Ci sono giorni in cui tutto sembra correre troppo in fretta. Le notifiche, le urgenze, le aspettative: è facile perdere il filo, dimenticare ciò che ci rende davvero umani. Per questo abbiamo pensato che il tema educativo del nostro anno sarà “Restiamo umani essendo ribelli: storie di resistenze contemporanee”, per rimettere al centro la persona, la sua quotidianità, le relazioni, i desideri profondi che abitano il cuore. Non un discorso teorico, ma un invito a fermarsi, a respirare, a guardare la vita con occhi nuovi e a rilanciare con forza. Abbiamo pensato che occorra primariamente rallentare per accorgerci dell’altro, della sua bellezza e della sua fatica. Rallentare per vedere che ogni giornata custodisce piccole rivoluzioni: un saluto sincero, un ascolto paziente, un perdono che ricuce, un tempo donato senza fretta. Gesti umili che spesso rischiano di passare inosservati, ma che cambiano le relazioni e, quindi, il mondo. Il Vangelo ce lo racconta con delicatezza rivoluzionaria: Gesù costruisce il Regno nei gesti quotidiani, in un incontro, in un pasto condiviso, in uno sguardo che accoglie. Non serve il rumore dei grandi eventi: basta il silenzio di un amore che si lascia scorgere tra i dettagli.

Uno dei doni più preziosi del cammino è la scoperta – o la riscoperta – di cosa significhi educare al desiderio. Non un desiderio consumato in fretta, ma che nasce nel profondo mettendo in moto la vita. Educare al desiderio è ascoltare il battito del cuore, riconoscere le passioni che ci abitano, dare un nome ai sogni che chiedono spazio. È insegnare ad adulti e giovani a distinguere ciò che brilla per un attimo da ciò che nutre per sempre. È chiedersi: di cosa ho sete? Quale bene desidero costruire? Quali passi posso compiere perché questo desiderio diventi dono per qualcuno? E la comunità nasce proprio così: da desideri che si risvegliano, da cuori che si lasciano toccare. Nasce da porte che si aprono, da parole che curano, da mani che trovano il coraggio di tendersi. Nasce quando smettiamo di chiederci soltanto «funziona?», «fa sopravvivere?», e ricominciamo a chiederci «fa vivere?». Perché la vera rivoluzione è spesso silenziosa: avviene nelle nostre case, nelle cucine, nelle stanze in cui ci parliamo, nei corridoi della parrocchia dove qualcuno trova un orecchio attento, per strada.

Il Vangelo racconta che Gesù stesso è stato attraversato dai desideri umani: si è commosso, ha amato, si è fidato, ha avuto sete di giustizia e di vita piena. Ha creduto nella grande forza delle piccole cose, nella forza di una comunità capace di custodire il bene. Ripartire dall’umano è ripartire dal Vangelo e dalle donne e uomini che vivo nel quotidiano. E forse, proprio attraverso queste piccole rivoluzioni nascoste, possiamo imparare ogni giorno un po’ di più cosa significa davvero restare umani.

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Ultima modifica: 16 Dicembre 2025

Route estiva 2025 - Cammino dei Ribelli in Val Borbera

Quest’estate, con il Clan, siamo andati in Val Borbera seguendo il Sentiero dei Ribelli. Volevamo una route di Strada e di Servizio – potremmo definirla qui una Route Sociale – che ci permettesse di incontrare più persone possibili, condividere con loro un pezzo di quotidianità e tornare a vivere davvero la Strada.

Camminare, come sempre, ha fatto la differenza: il modo in cui ci muoviamo cambia il modo in cui vediamo le cose. Essere in una valle non così diversa dalla nostra ci ha permesso di vivere quel giusto equilibrio tra presenza umana e natura, conoscere i nomi delle persone, fermarci a parlare, stare davvero al loro fianco e, allo stesso tempo, risalire torrenti e godere di viste mozzafiato sulle vallate appenniniche.

Abbiamo condiviso cibo e case con chi ci ha ospitato, imbottigliato vino, riscoperto e ripulito piccole storie chiuse dentro case pericolanti perchè potessero diventare un piccolo museo. Abbiamo parlato di comunità, di partire e di restare, di cosa significhi costruire il proprio posto nel mondo e dare una direzione alla propria vita.

Durante il cammino abbiamo creato un vero e proprio dizionario dell’errore: ogni giorno ci siamo fermati a rileggere e raccontare i nostri sbagli, piccoli o grandi che fossero — ma sempre veri, vivi e tangibili. La differenza rispetto a un dizionario tradizionale è che il nostro è in continuo cambiamento: evolve, fa sintesi del passato e prova a costruire il futuro. Abbiamo scoperto, al contrario rispetto a quello che oggi tutti dicono, che sull’errore si può costruire: è l’esperienza stessa che ci permette di rileggere ciò che è successo e trasformarlo in qualcosa di nuovo.

È stata una route fatta di incontri, di cose semplici, di errori e tentativi. Una strada che ci ha ricordato che essere ribelli, a volte, significa solo avere il coraggio di fare un passo in più.

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Ultima modifica: 18 Novembre 2025

Campo estivo 2025 - Casa Romangelo

Dietro è la casa, davanti a noi il mondo, e mille son le vie che attendon, sullo sfondo di ombre, vespri e notti, il brillar delle stelle. Davanti allor la casa, e dietro a noi il mondo, tornar potremo a casa con passo infin giocondo."

Ospite di una realtà gestita dall'Organizzazione Mato Grosso e accompagnato dalla storia del Signore degli Anelli, questa estate il Reparto (12-16 anni) ha vissuto un campo alla ricerca dei sapori e degli ingredienti dell’Appartenenza.

L’autenticità di sguardi reciproci quando insieme si costruisce qualcosa di nuovo, di un fuoco che stenta a partire, ma che racchiude dentro di sé il potenziale per riscaldare un pasto e una serata di canti, di un momento di riflessione e confronto nel quale lasciar spazio al proprio io più intimo.

La libertà di percepire con i propri sensi l’immensità di un cielo stellato, di percorrere una strada mai vista prima che sa d’indipendenza, di sperimentarsi nello stare in relazione con l’altro in maniera consapevole.

Tutti questi sono elementi essenziali per descrivere un posto a cui sentirsi di appartenere, un desiderio che noi tutti abbiamo, al quale abbiamo cercato di dare una risposta originale, guidati dalla domanda: "Come si costruisce una squadriglia/famiglia felice?"

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Ultima modifica: 18 Novembre 2025

Vacanze di Branco estive 2025

Tra il 2 e il 9 Agosto il Branco Luna Piena ha vissuto le VdB estive a Bani di Ardesio.

Si sa, in otto giorni di campo capitano molte cose e si possono sentire molte emozioni diverse: dalla gioia per aver vinto un gioco alla rabbia per un litigio ed è per questo che sono state il tema delle nostre Vacanze di Branco.

A volte è molto difficile avere a che fare con le emozioni, proprie e altrui, anzi, spesso risulta più facile dividerle in emozioni “belle” come la gioia, la speranza e in emozioni “brutte” come la tristezza e la rabbia; oppure si prova a minimizzare, a nasconderle, a considerarle un ostacolo.

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Ultima modifica: 25 Giugno 2026

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“Le” e “la”… plurale e singolare che fa la differenza

“Comunità” è una di quelle parole in italiano che, anche quando sono utilizzate al plurale, cambiano soltanto l’articolo che le precede e danno quindi quella sensazione di essere sempre singolari. È una parola molto abusata e, probabilmente, ne abbiamo perso il significato profondo. Ci chiediamo ormai da tempo: nel 2025, l’idea di comunità si deve reinventare, superando i confini tradizionali e tornando alle origini? È possibile che LE comunità si incontrino, dialoghino e facciano rete per collaborare nell’edificare LA comunità?

Ci siamo messi in ricerca da un po’ e pensiamo che l'attenzione si debba spostare sulla presenza quotidiana e sulla capacità di interpretare i segnali del presente. Le comunità del futuro si possono basare sulla condivisione di un orizzonte comune, costruito attraverso la lettura attenta delle dinamiche sociali, politiche e ambientali. Le comunità, dal sapore antico e pur così contemporaneo, devono avvicinarsi agli uomini e alle donne dell’oggi e stare nel presente, e siamo sicuri che debbano essere primariamente sostenibili! Sostenibilità… parola anch’essa abusata, ma che racchiude molto più potenziale di quello che l’essere umano utilizza oggi.

In tal senso la partecipazione attiva diventa fondamentale, con ogni individuo chiamato a contribuire con le proprie competenze e sensibilità e ancor di più, chiamato ad accostare la propria Vita e le proprie esperienze a quelle di ogni altro fratello e sorella.

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Ultima modifica: 25 Giugno 2026

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Di chi ti puoi fidare?

Dal 27 al 30 dicembre il Reparto Popieluszko ha affrontato un caso enigmatico sulla neve!
Durante il campo invernale, svoltosi a Boniprati in Trentino, mille peripezie di misteri e misfatti hanno fatto indagare gli esploratori e le guide sul senso di fiducia e di appartenenza.

Hanno toccato con mano il senso di questi valori per accogliere cinque nuove Promesse, ragazze e ragazzi che hanno scelto di fare parte del nostro gruppo per vivere l'Avventura e la vita Scout.

In conclusione, hanno creato un ambiente di dialogo al Consiglio della Legge, l'occasione dedicata per parlare ed ascoltarsi sui giorni passati insieme, con uno sguardo sul futuro delle relazioni che vivono nella quotidianità delle nostre riunioni, in Reparto e in Squadriglia.

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Ultima modifica: 11 Febbraio 2025

Dio ama le storie!

“Dio ama le storie!”: è così che le vacanze di Branco di quest’anno sono iniziate.

Dal 27 al 30 dicembre siamo stati a Malonno e abbiamo sperimentato sulla nostra pelle cosa significa essere parte di una storia fatta di mani, voci, domande e volti.

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Ultima modifica: 16 Dicembre 2025

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Per crescere un figlio ci vuole un villaggio

Il proverbio africano, la cui traduzione è “Per crescere un figlio ci vuole un villaggio” ci ricorda che la crescita di una persona – e in senso più ampio della società stessa – non sono solo il risultato degli sforzi individuali di una famiglia, ma piuttosto di una rete di persone e relazioni che cooperano verso un obiettivo comune. La comunità offre quel supporto collettivo di cui ogni persona ha bisogno per affrontare le sfide quotidiane e creare un ambiente sicuro, accogliente e stimolante in un mondo sempre più orientato all’individualismo e in un momento storico colmo di insicurezze. Occorre riscoprire il valore della comunità che diventa essenziale per garantire il benessere di ciascuno e per progettare un futuro sostenibile e inclusivo.

Vivere in una comunità significa far parte di un gruppo di persone con le quali si condividono esperienze, valori e un senso di appartenenza: una famiglia, insomma! Quando una persona si permette di contare su questa rete di supporto, affronta le difficoltà insieme agli altri. Non si tratta solo di aiuti pratici, ma anche di un supporto emotivo e morale di amore che alleggerisce le pesantezze della quotidianità.

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Ultima modifica: 18 Novembre 2025

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Viandanti sulla via Vandelli

Per il nostro Clan (17 - 21 anni) è stato un anno particolarmente intenso che si è concluso con la route estiva di fine agosto su quella che viene chiamata la Via Vandelli, costruita a metà del 1700 e che collega Modena a Massa passando per le Alpi Apuane e per i loro bellissimi scorci tra cave di marmo, boschi e mare.

Per cinque del nostro Clan è stato l’anno della Partenza, era quindi giunto il momento di decidere se lo stile di comunità, condivisione e corresponsabilità potesse far parte della propria vita e scegliere dove poter manifestare questa scelta che per molti versi oggi appare radicale a molti esseri umani…fa e facciamo paura.

Partenza per noi Scouts significa decidere di fare la Strada della vita insieme al Cristo che indica la via lavando i piedi agli altri. Mettere i nostri passi nelle tracce del Suo Vangelo e stare con Lui.

Nel Vangelo ci sono molte partenze: quella di Gesù dalla Madre, quella dei discepoli in missione, quella di Cristo dai “suoi” verso la Casa del Padre, quella dei due di Emmaus che tornano a Gerusalemme, quella di Giuda verso la perdizione, quella di Pietro verso il rimorso, dell’adultera verso il perdono, quella dalla cima del monte dopo la trasfigurazione. Il Vangelo è il libro della vita con le sue creature, le fragilità, le resurrezioni.

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Ultima modifica: 18 Novembre 2025

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“Se cento anni sono la storia, un nuovo sguardo si apre davanti”

Dopo aver festeggiato per tutto lo scorso anno il Centenario della fondazione del nostro gruppo Scout, celebrato all’insegna del motto "la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”, quest'anno ci prepariamo a un nuovo orizzonte, orientati verso il futuro e la responsabilità.

Lo stile scout, che si declina in “Osservo”, “Deduco”, “Agisco”, ci chiede oggi come in passato di saper leggere i segni dei tempi e di non delegare ad altri, ma di adoperarsi dove e come possiamo. Abbiamo deciso di abbracciare il domani, che in molti frangenti è davvero pieno di dubbi e interrogativi, creando un luogo che non sia solo fisico, ma prima di tutto una comunità fatta di persone. Ci immaginiamo che il futuro sarà un momento d'incontro per condividere esperienze, promuovere la crescita personale, costruire relazioni e coltivare la consapevolezza delle sfide globali che ci aspettano. L’unico modo di farlo è accogliere con responsabilità, sostenibilità e fiducia (la Fede di cui si sente molto parlare) tutte le sfide che il futuro e prima ancora il presente ci pongono davanti.

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Ultima modifica: 18 Novembre 2025

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  • Sempre avanti con allegria… e responsabilità
  • Fare miracoli
  • Chi ha orecchie in-tenda!
  • Costruire una casa, costruire l'amore
  • Essere Comunità
  • Vacanze di Branco Invernale 2021

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